Speciale lusso e retail. 3 domande a Jonathan Siboni, fondatore di Luxurynsight e co-fondatore di Miniso France

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Retail

18 June 2021

Per la nuova newsletter Retail Rendez-vous, il nostro team ha intervistato in esclusiva Jonathan Siboni, fondatore di Luxurynsight, esperto di analisi dei dati per i settori luxury, fashion e beauty nonché anche co-fondatore della filiale francese di Miniso, affermato brand retail cinese. Siboni ci ha raccontato la sua idea di retail e la sua esperienza in Cina, sottolineando come gli store fisici in Oriente siano pensati per regalare ai clienti un’esperienza più emotiva.

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Intervista a Jonathan Siboni, Fondatore di Luxurynsight, esperto in data analysis nel lusso, fashion e beauty e co-founder del brand Miniso France.

Qual è il ruolo degli store?

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una transizione globale verso il retail omnicanale, in cui i concetti di “online” e “offline” non sono più mondi paralleli. Prima i punti vendita fisici erano spesso considerati entità a parte rispetto ai canali virtuali ma, dal punto di vista dei clienti, questa divisione non ha alcun senso. Questa visione mi ha sempre disturbato. I negozi fisici dovrebbero completare l’offerta online e, oltretutto, non dovrebbero essere considerati semplicemente spazi in cui vendere, bensì un mezzo in più per comunicare con la clientela. Oggi come oggi, i confini sono più labili, le piattaforme di distribuzione e comunicazione si stanno fondendo: i social network come Instagram o WeChat ad esempio, prima dedicati unicamente alla comunicazione, adesso sono retailer attivi. E anche Farfetch è diventato un mezzo di comunicazione per gli appassionati di moda. Sono finiti i tempi in cui, per attirare i clienti nei negozi, bisognava necessariamente organizzare sfilate o finire su Vogue. Lo store è la vetrina del brand, il luogo in cui presentare i prodotti e definire la customer experience creando emozioni. Un’impresa piuttosto ardua per Amazon.

In base alla sua esperienza, che cosa dovrebbero imparare i retailer europei dalla Cina?

In Cina si celebra la vita. Tutto viene fatto più velocemente e con uno spirito più entusiastico. Sul social WeChat, può persino capitare di vedere il grande capo di un’azienda rispondere ai messaggi degli utenti con un emoji. Questo approccio si riflette anche nei negozi, che sono pensati per promuovere lo scambio. Un altro spunto utile è l’integrazione del digitale nel retail, che in Cina è imprescindibile perché permette di raccogliere dati per prendere decisioni più consapevoli, gestire la distribuzione e molto, molto altro.

Un locale Starbucks in Cina ha ben poco a che fare con i tradizionali café di Parigi, ma lì si vende un universo, non (solo) caffè. Lo stesso vale per la House of Innovation di Nike, dove la customer experience è amplificata dal ricorso a dati e dispositivi mobili. In Cina, i retailer fanno di tutto per offrire un’esperienza. E questa è una mentalità che dovremmo iniziare a coltivare anche in Francia. Le società immobiliari, ad esempio, dovrebbero investire nella creazione di centri commerciali più basati sull’esperienza, come il Plaisir o il Lillénium che hanno aperto i battenti la scorsa estate.

Ha qualche consiglio per i brand di lusso?

Il lusso ruota intorno all’eccellenza qualitativa, che a sua volta si basa su una visione a 360° e sul presupposto che distribuzione e comunicazione siano naturalmente intrecciate. Il centro dell’attenzione non deve più essere il brand, ma il cliente. E non è sufficiente analizzare i KPI per categoria: bisogna tracciarli per cliente in tutte le vendite e lungo l’intero customer journey. È fondamentale capire che cosa pensano i clienti e che percezione hanno del brand in tutti i punti di contatto, domandarsi perché accordano la loro preferenza a un dato marchio invece che un altro. Non ci si può più permettere di stare a guardare e aspettare che i clienti scelgano un brand e, da quel momento, si rivolgano sempre allo stesso. Molti brand emergenti, pur avendo una storia più breve alle spalle, riescono a imporsi perché i clienti li percepiscono come più vicini e interessanti. Analizzare i dati è un’operazione essenziale per capire tutte queste dinamiche e assicurarsi che i clienti vogliano sempre di più.

Jonathan Siboni

Nel 2011, dopo sei anni di attività in Cina, Jonathan Siboni fonda Luxurynsight, la prima piattaforma dedicata alle analisi commerciali e alla business intelligence per i settori luxury, fashion e beauty. Il consiglio d’amministrazione della società riunisce i dirigenti di alcuni dei principali esponenti del lusso mondiale, fra cui LVMH, Hermès e Chanel. Nel 2019, Luxurynsight ha aperto nuove sedi a Dubai e Shanghai e nel 2020 ha raccolto 2 milioni di euro per proseguire la crescita a livello internazionale.

Siboni è fermamente convinto che il futuro del retail e del lusso risieda nella capacità dei brand di prevedere i cambiamenti dei mercati di riferimento a livello di clientela e adattarsi tempestivamente a questa sempre più rapida evoluzione. I dati saranno uno strumento vitale per comprendere questi cambiamenti e trarne il massimo vantaggio.

Dal 2019, Siboni ha intrapreso anche nuove sfide, una delle quali è il lancio del retail brand cinese Miniso in Francia insieme ad altri due partner: Ariel Wizman e Nicolas Rey. Specializzato nella vendita di prodotti lifestyle ispirati al Giappone, Miniso è una delle realtà imprenditoriali di maggior successo in Cina, con 4.800 store aperti in meno di 6 anni in 88 Paesi.

“Bello e utile”: il motto di Miniso

Miniso nasce nel 2014 dall’idea di un imprenditore cinese, Ye Guofu. Insoddisfatto della scarsa qualità dei beni di consumo commercializzati online, Guofu decide di aprire una rete di store fisici in cui vendere giocattoli e prodotti per la casa funzionali (grazie all’aiuto di 16 centri di design) ma a un prezzo accessibile. Questo format riscuote consensi tra i clienti, portando all’affermazione del retailer su scala globale. Nel giro di soli sei anni, la catena apre 4.800 store in tutto il mondo (di cui 2.600 solo in Cina) e, nel 2020, viene quotata alla borsa di New York. Attualmente, il brand sta guardando all’espansione in Europa – un grande progetto che vedrà la Francia giocare un ruolo centrale nel retail globale.

Jonathan Siboni, Ariel Wizman e Nicolas Rey sono i tre soci alle redini di Miniso France. Il brand ha in programma di aprire oltre 50 store in Francia nell’arco di due o tre anni, gestendo le operazioni tramite la piattaforma di unified commerce Y2 di Cegid Retail.

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